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La Genesi
Sembrava tutto così strano, era nuda raggomitolata in un angolo accanto alla fredda parete di roccia umida.Allungò un braccio osservandone l’appendice; aprendo e richiudendo la mano ne studiava quasi stupita le lunghe ed affusolate dita. Tutto intorno a lei era così strano, così nuovo, così vuoto.. Le pareti grigie di roccia avevano centinaia di venature argentee così fitte ed arzigogolate che per qualche istante vi si perse con la mente. Una strana sensazione di incompletezza l’affliggeva, una morsa le attanagliava lo stomaco e sentiva freddo, un freddo mai provato, mai sentito, era nuovo il contatto con quella pietra così totalmente disanimata. Rimase a terra portando le sottili membra ad abbracciare le ginocchia, nascondendo il volto in esse, strizzò gli occhi quasi concentrandosi, cercando di scaldarsi, cercando di svegliarsi da questo orribile incubo, cercando il resto di se stessa; pianse a lungo. *************** Scoppiò in una risata argentina osservando la reazione di quel disgustoso essere, così solo, impaurito, sperduto in quella realtà tanto cruda; non avrebbe mai pensato che la cosa la divertisse a tal punto. Increspando le labbra in un sorriso di pura soddisfazione allontanò il suo sguardo interiore da quella patetica figura preoccupandosi frivolamente del suo aspetto e, come se nulla fosse accaduto chiuse gli occhi. Quando li riaprì era al cospetto di Alila . “ Come va sorella?” Chiese camminando avanti e indietro in quello spazio immensamente illuminato, passando le affusolate dita sulle pareti dall’aspetto evanescente che però, al tatto, erano incredibilmente lisce, come rivestite della più pura tra le sete. Assottigliò gli occhi infastidita da quella luce dorata, intensa, calda e avvolgente che tanto differenziava questo luogo dalla sua adorata fredda, dura, oscura dimora. L’alta sagoma femminea piegò lentamente il capo e Lejha si sentì osservata da lei, sebbene, circondata da quella luce tanto intensa non riuscisse a scorgerne i lineamenti, la figura additò con rabbia la sorella. “Sei una scellerata, non ti rendi conto di quello che hai fatto!” Esclamò la voce morbidamente severa mentre la sagoma stessa di questa vibrava di energia, sembrando quasi sul punto di esplodere. Con calma irritante la sottile figura scura si avvicinò alla sorella, portando con un lento gesto un dito a sfiorare le labbra nell’osservare con palese divertimento quell’essere solitamente dolce e pacato risplendere in mezzo a quel fuoco d’ira. Alila allargò improvvisamente le braccia e la luce si spense, Lejha annuì impercettibilmente osservando gli occhi della sorella fiammeggianti di rabbia. “ Beh… quella cosa…” Disse arricciando il naso. “ Era scomoda anche a te… Smettila con questo tuo tedioso senso della giustizia. del dovere e dell’equità… quella cosa” Si interruppe sgranando gli occhi nel fissare Alila con aria eloquente poi, in un sussurro sibilante aggiunse: “Sarebbe divenuta la nostra rovina.. Dovresti, invece di sentirti offesa, essermene grata…” Le strizzò l’occhio prima di scoppiare in una risata carica di appagamento. Con un secco movimento del capo Alila indicò la parete bronzea, liscia, davanti a sé, improvvisamente questa cominciò a vibrare, poi, lentamente, sinuosamente prese un aspetto liquido, immateriale,venne percorsa da piccole onde infine tornò piatta ma ora illuminata di una luce innaturale. Lejha si avvicinò alla parete con aria annoiata e piegandosi verso di essa ne osservò l’interno. “Carino non ti pare?” Aggiunse poi ironicamente. L’interno di quella sorta di specchio d’acqua rifletteva sì un’immagine ma non quella della Dea del Caos; un immenso spazio era sorto dal nulla, un luogo simile a quello abitato dagli Dei. La particolarità era costituita da quei piccoli insulsi individui, spaesati, disperati che vagavano in quelle terre. Lejha sorrise verso la sorella scostando lo sguardo da quello strano spettacolo. “Formiche disperate per la semplice presenza di un ramoscello ad interrompere il loro percorso, ridicoli!” Sorrise amabilmente ad Alila poi si volse abbracciandosi le spalle scomparendo nel nulla seguita dal riecheggiare di una risata femminea . L’Equilibrio rimase ad osservare il punto dal quale Lejha era sparita, con un grido esasperato diede sfogo a tutta l’energia accumulata in quella breve conversazione. La grande luce carica di energia fece tremare tutto attorno a lei. *************** Si alzò in piedi di scatto e corse verso gli altri esseri che parevano ammassati contro le pareti in mucchi di carne viva. Il boato fu enorme, la terra tremò, si spezzò, l’acqua coprì la terra, la terra prevalse sull’acqua, rocce acuminate squartarono il terreno e si innalzarono verso il regno degli Dei; altre incominciarono a vomitare lava, che a causa del contatto con la pioggia che cadeva copiosa in ogni dove si solidificava in superficie, mantenendo però, sotto il primo strato, un calore terrificante che sembrava voler bruciare la vita stessa. Osservò quello spettacolo basita, sconcertata, abbracciandosi a chiunque le stesse vicino. Il paesaggio era mutato, non più liscio e luminoso come la dimora divina, era il parto orrendo dell’alterazione dell’Equilibrio causata dalla prevaricazione del Caos. *************** *** * Narra la leggenda che Il Caos distrusse ciò che l’Equilibrio contemplava e ammirava in quanto perfetto. I frammenti di questo crearono un mondo parallelo a quello degli Dei, dimorato da parte di quella essenza completa: i mortali. Essi non avevano coscienza e come animali spaventati si trascinavano in quella nuova realtà abbracciandosi nella vana speranza di ricongiungersi e di trovare la perduta completezza. L’alterazione dell’Equilibrio per via della nefasta azione del Caos distrusse l’armonia e rivoluzionò il paesaggio di quel nuovo mondo che appariva orribile e spaventoso. L’Equilibrio volle riportare l’ordine in queste terre ormai distaccate dal regno Divino ma ancora necessarie per ripristinare la perfezione. Donò ai mortali la coscienza perché non vivessero nel Caos più totale, ma questa fu un’arma a doppio taglio in quanto perse il totale controllo su di essi. Written by Lejha |
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